Vincitori Festival delle Terre 2015


Premio Crocevia/Immagini dal Sud del mondo a

Sans terre c’est la faimSans Terre c’est la faim di Amy Miller

Sans terre c’est la faim è la denucia di fenomeni dell’accaparramento delle terre, attraverso 3 paesi (Cambogia, Mali e Uganda) e due continenti (Africa e Asia), con un ritratto degli uomini e delle donne delle aree rurali che si attivano per rivendicare il diritto di coltivare le loro terre, produrre il cibo, difendere l’occupazione rurale, esistere.
Il documentario esprime la lotta delle donne e degli uomini come singoli e comunità rispetto alle dinamiche economiche nazionali e sovrannazionali a favore del modello agroindustriale. Dinamiche queste che, così come altre questioni globali come il cambiamento climatico, riescono ad essere spiegate in modo chiaro e diretto, catturando l’attenzione dello spettatore, anche utilizzando l’animazione.

Finalmente un’opera indispensabile per dare volto alla sovranità alimentare.


Premio Berta Film a

The water lawThe Water Law di Andrè D’Elia

Per la capacità di coniugare un respiro narrativo complesso e ampio a un linguaggio di qualità elevata e compatibile con il mercato internazionale televisivo, dove un lavoro del genere merita di essere diffuso il più possibile.


Menzioni speciali del Centro Internazionale Crocevia ai documentari:

Get a dream or die tryingGet a dream or die trying di Filomena Canino

Per aver portato l’attenzione sulla tematica dell’attraversamento delle frontiere. Il documentario fotografa la situazione dei migranti con sguardo realistico e privo di retorica, assemblando un racconto per immagini fruibile ma altrettanto personale e originale.

l'avvelenata 01L’avvelenata. Cronaca di una deriva di Claudio Metallo

Per aver fatto luce attraverso un documentario di impegno civile e dall’incalzante ritmo narrativo, sulla vicenda del tentato affondamento al largo delle coste calabresi della Motonave Rosso, carica di rifiuti radioattivi. Una vicenda dai risvolti inquietanti che si espande ben oltre i confini nazionali, un vuoto nella dinamica democratica che l’autore segnala, restituendoci al tempo stesso l’appassionata fotografia della Calabria che reagisce e che pone con forza dei quesiti alle istituzioni da cui attendiamo ancora una risposta esaustiva e convincente.

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