Medma non si piega

di Gianluca Palma, in collaborazione con Giulia Zanfino, Mauro Nigro e Amalia Giordano · Italia · 2025 · 91' · PER LA PRIMA VOLTA A ROMA · Festival delle Terre

sabato 11 Aprile 2026
18.00
Nuovo Cinema Aquila

La storia sommersa di Peppe Valarioti contro la ‘ndrangheta

Peppe Valarioti è l’emblema della Calabria mai raccontata, quel movimento contadino, di braccianti e raccoglitrici di olive: una vera lotta collettiva contro la ‘ndrangheta, soprattutto nella Piana di Gioia Tauro, organizzazione sanguinaria e industriale

La Calabria libera e partigiana rappresentata da un giovane uomo rosarnese.

Sono passati 45 anni dall’omicidio di Peppe Valarioti, vittima di ‘ndrangheta. E adesso lo riscopriamo grazie alla sua stessa voce.

Peppe si racconta attraverso audio inediti in “Medma non si piega”, il film-documentario prodotto da Ugly Films, scritto e diretto da Gianluca Palma, in collaborazione con Giulia Zanfino, Mauro Nigro e Amalia Giordano.

Una testimonianza autentica su un alto modo di intendere e attuare la politica – per i diritti e il bene comune – illuminato dal faro dell’Antica Medma magnogreca.
Peppe Valarioti è l’emplema della Calabria mai raccontata, quel movimento contadino, di braccianti e raccoglitrici di olive: una vera lotta collettiva contro la ‘ndragheta, soprattutto nella Piana di Gioia Tauro, organizzazione sanguinaria e industriale.

“Medma non si piega” è un necessario viaggio nel tempo. Dagli anni ’70 ai giorni nostri racconta la nuova vita della Casa del Popolo “Valarioti” di Rosarno, salvata a gennaio 2024 con una sottoscrizione nazionale, proprio come quando fu fondata nel 1981. E c’è anche l’Archivio Comunale “Giuseppe Valarioti” di Terranuova Bracciolini, in Toscana: l’unico bene confiscato alle mafie in Italia che porta questo nome..

Peppe Valarioti è tra le 197 vittime innocenti di ‘ndrangheta, senza giustizia e dimenticate.

La storia di Peppe Valarioti DEVE essere raccontata e conosciuta.

Leggi il soggetto del docufilm

Questa è la storia del più grande scippo politico-mafioso – o, certamente, uno dei più gravi – della storia d’Italia.

Trentuno ottobre 1978. Quel giorno un professore contadino di 27 anni partì da Rosarno alla volta di Roma per “sfidare” con una pietra enorme di cartone per Giulio Andreotti, allora presidente del Consiglio Andreotti (terzo). La Calabria era protagonista sotto i palazzi che contano, con un grande corteo contro il governo che aveva promesso e non mantenuto decine di migliaia di posti di lavoro nella Piana di Gioia Tauro. Quel giovane prof si chiamava Peppe Valarioti. Era stato da poco eletto segretario della sezione del Partito Comunista Italiano “Cosimo Pirozzo” di Rosarno, in seguito sarà ucciso da una raffica di colpi di lupara per mano della ’ndrangheta, nella notte tra il 10 e l’11 giugno 1980 in località Nicotera Marina.

Valarioti è tra le centinaia di vittime dimenticate o del tutto sconosciute di ’ndrangheta, la mafia tuttora meno conosciuta ma più potente al mondo. Unico figlio maschio di una umile famiglia contadina, con tre sorelle che restavano in adorazione quando lo vedevano studiare filosofia e archeologia, e dare ripetizioni a nipoti e alunni. La sua storia è anche la vera storia, mai davvero raccontata, della lotta alle mafie in Italia, a partire dalla Calabria. La genesi del primo movimento bracciantile di massa che lottò con i piedi e le mani ancorate alla fertile terra “pianota” contro i potentissimi e sanguinari clan Piromalli, Pesce e Bellocco. Famiglie spietate con cui, da metà anni ’70, proprio Giulio Andreotti trattò per la creazione di un grande piano industriale mai realizzato. Fu lui stesso a “scendere” a Gioia Tauro, il 25 aprile 1975, per annunciarlo dal palco di Eranova di Gioia Tauro, circondato dai Piromalli padroni di casa, con la cerimonia della “posa della prima pietra”. Porto commerciale, quinto centro siderurgico d’Italia (dopo quello di Taranto appena costruito), liquichimica di Saline Joniche e autostrada Salerno-Reggio Calabria. Un ingente piano per il lavoro pensato, sulla carta, per risarcire le famiglie di Reggio Calabria e provincia dopo la devastazione dei Moti di Reggio, del 1970/71, ma che in realtà consentì il salto industriale ed economico della ’ndrangheta, che da allora divenne egemone nel territorio e iniziò la sua infiltrazione capillare nei gangli della Cosa Pubblica. Dalle porte del Mediterraneo al cuore dell’Europa.

Peppe Valarioti iniziò a fare politica proprio in quel momento e divenne uno dei grandi protagonisti di quella lotta per il lavoro, i diritti e la dignità della povera gente di Calabria. Quando diventa segretario del P.C.I. del Rosarno e inizia a denunciare a testa alta di clan, a chi gli raccomandava prudenza rispondeva “Se non lo facciamo noi, chi lo farà?”. E una settimana prima delle elezioni del giugno 1980, dopo che la ‘ndrangheta dà fuoco sia alla macchina di Peppino Lavorato uno dei grandi dirigenti di partito, sia alla sezione comunista, Peppe scandisce dal palco di una manifestazione di risposta alla mafia queste parole: “Se pensano di intimidirci si sbagliano, i comunisti non si piegheranno mai”.

Una storia di politica, terra e archeologia, come testimoniano gli audio che ci ha fornito la sua fidanzata, la professoressa Carmela Ferro e che abbiamo digitalizzato. Perché Peppe era innamorato, anzi, ossessionato dalle origini magnogreche dell’Antica Medma, colonia locridea fondata tra il 400 e il 500 a.C. sulla collina dove sorse poi Rosarno. Patrimonio importante, ancora oggi prevalentemente conosciuto solo tra gli addetti ai lavori, ma che lui ricercava con meticolosità e di cui condivideva gli studi, tra gli altri, con il professor Salvatore Settis, originario proprio di Rosarno, già direttore della Scuola Normale Superiore di Pisa. Entrambi volevano tutelare ogni resto di muro, colonna o pietra antica di Medma dalle speculazioni edilizie e trasmetterne il valore ai loro alunni, per far capire loro quanto fossero fortunati ad abitare quella terra.

Così come tante altre vittime innocenti della mafia calabrese, l’omicidio di Peppe Valarioti non ha mai avuto giustizia. Ma, ciò che è peggio, è che una figura così straordinaria, in un territorio rimasto periferico e spolpato da mafie ed emigrazione, non ha mai avuto neanche la giusta memoria e narrazione. Neanche in Calabria dove ancora oggi vengono inaugurate piazze e circoli antimafia alle vittime della mafia siciliana, soprattutto a Peppino Impastato, mentre il nome di Valarioti e quello di altre vittime della ’ndrangheta non sembra essere patrimonio della comunità. Per cui, dopo aver ripercorso la storia, dagli anni ’70 arriviamo ai giorni nostri, per capire quale eredità politica e culturale ha lasciato Peppe Valarioti, a Rorsarno e non solo, a oltre 43 anni dal suo omicidio.

Ugly Films – produzioni cinematografiche

La Ugly Film è stata fondata da Giulia Zanfino, Mauro Nigro e Gianluca Palma, tre giornalisiti, autori, film-maker e registi freelance. Abbiamo deciso di unire le forze per raccontare storie dimenticate ma necessarie, a partire anzitutto dal nostro territorio, la Calabria. Al docufilm “Medma non si piega” ha collaborato anche Amalia Giordano, giornalista corrispondente del Quotidiano del Sud e molto attiva nella Piana di Gioia Tauro.

I nostri progetti pilota sono i docufilm “Chi ha ucciso Giovanni Losardo?”, scritto e diretto da Giulia Zanfino, con il patrocinio della Commissione Parlamentare Antimafia e finanziato da Calabria Film Commission; “Medma non si piega”, realizzato in partnership ANPI comitato provinciale di Reggio Calabria e Officina n.8-Casa del Popolo “Valarioti” e con il sostegno di Fondazione Carical.

Ugly films è una produzione di cinema indipendente, fuori dalle regole, “comunitario” che vuole far rumore.

Gianluca Palma

Giornalista professionista, iscritto all’albo OdG del Piemonte. Da giornalista freelance ho realizzato inchieste e reportage scritti e video per diverse testate in Italia e all’estero. Ho collaborato con Il Fatto Quotidiano, Repubblica Tv, Euronews, Il Manifesto, Il Quotidiano del Sud. Inoltre ho lavorato, come fixer per la BBC World Radio e come assistente alla regia e secondo operatore per
Arte.tv.

Ho collaborato, inoltre, a diversi progetti di comunicazione sociale per associazioni e cooperative del Terzo Settore. Mi sono occupato della comunicazione sociale per associazione daSud e per dare vita al progetto ÀP Accademia Popolare dell’Antimafia e dei Diritti in una scuola superiore di Roma. Ho curato la comunicazione video e multimediale delle campagne “Fiera in Mensa” e attualmente gestisco l’ufficio stampa e comunicazione del Festival “Frontiere” organizzato dall’Ufficio Migrantes Arcidiocesi Cosenza-Bisignano.

Con Ugly Films – produzioni cinematofragiche s.r.l.s. ho realizzato “Medma non si piega”, il film-documentario sulla storia di Peppe Valarioti, il primo omicidio politico-mafioso-’ndranghetistico in Calabria e abbiamo prodotto sei documentari in lingua arbëreshe per il palinsesto tv di Rai Calabria Arbëreshe.

Giulia Zanfino

Giulia Zanfino, giornalista freelance e regista con diploma presso la Scuola di Cinema e Televisione Act Multimedia (Roma), è iscritta all’albo Fornitori Rai.

È autrice e regista della docufiction “Chi ha ucciso Giovanni Losardo?” prodotta da Ugly Films e Associazione “Con i miei occhi”, finanziata da Calabria Film Commission e Fondazione Carical, con il patrocinio della Commissione parlamentare antimafia. L’opera ha avuto il merito di far riaprire il processo per l’omicidio di Giovanni Losardo, e si è aggiudicata il Premio Rocco Gatto come migliore opera cine-musicale d’impegno civile all’interno della rassegna FilmMuzik organizzata da Bird Production.
Ha scritto sceneggiature e realizzato documentari, tra cui la storia di Jole Giugni Lattari, prima donna calabrese a entrare in Parlamento, episodio della serie “Donne di Calabria”, ideata da Giovanni Minoli, produzioni Anele- Calabria Film Commission – in onda su Rai Storia e Rai International.

Zanfino ha firmato anche la sceneggiatura del docufilm “Cocò Campolongo – La ‘ndrangheta non uccide i bambini”, scritta insieme al criminologo Antonio Nicaso, vince il bando “produzione” della Calabria Film Commission. La sceneggiatura è tratta dal libro di Nicola Gratteri e Antonio Nicaso “Non chiamateli eroi”, edito da Mondadori.

Inoltre collabora e ha realizzato inchieste per Rai 3 e Il Fatto Quotidiano e ha lavorato come ufficio stampa per la campagna elettorale di Luigi de Magistri nel 2021 per le elezioni alla Regione Calabria.


Mauro Nigro

Mauro Nigro è un filmmaker.

Si occupa di qualsiasi aspetto della produzione video. Ha esperienze di regia, sia di cortometraggi (Una Donna Col Cervello 2016- vincitore Miglior cortometraggio horror Fi.Pi.Li Horror Fest 2017), di spot (ha realizzato alcuni spot per la Nuova Cosenza Calcio, per il Cl POMO, e per il SIPO, questi ultimi in 3d), sia di videoclip (Etnosound -Premio Manente 2012, Kutso, Moseek, (Allmyfriendzare)dead, Sabatum Quar­tet, Yosonu, Coffea Strange- anteprima su thecut.fm e UK “Latest TV”, Akusma PREMIO ESCA­MONTAGE Roma videoclip fest 2016). Ha collaborato con tv locali (Cam Tele 3, Videocalabria) curando la regia, le riprese, il montaggio e la grafica di alcuni programmi. Ha curato alcune interviste per rubriche online (Daniele Vicari, la serie Urban Sounds), alcuni backstage (Batt­le on lce/MissFraulein, La Moglie Del Sarto)e altri documentari (Facce Da Camerun, vincito­re del premio “Ponti Pialesi” al festival Immagini a confronto 2016, Urban superstar, creato insieme ad Ivana Russo, finalista al BELLARIA FILM FESTIVAL 2014).

Ha lavorato come D.O.P. per i lungometraggi “Io resto qua”, “Chi ha ucciso Giovanni Losardo?”, “In viaggio con lei”, “Da oggi in poi”, “Medma non si piega” e per i cortometraggi “Please return to”, “Solitudini”, “197”, “San Bisogno”, “La prima luce”, “Giuseppe Letizia – la mafia uccide i bambini”, “Lasciati andare”, “Amigdala”, “P” e, per la parte calabrese, del documentario “Il tempo rimasto” del premio David Daniele Gaglianone. Inoltre ha curato la fotografia peri videoclip “”Tu che sai tutto” di Cance e “Le mie ali” di Chiara F. Ha curato la fotografia di molti dei lavori da lui realizzati come regista.

Inoltre ha curato la realizzazione tecnica di alcune inchieste (firmate da Giulia Zanfino) andate in onda sulla RAI nazionale (riprese, montaggio, restauro suono, fo­tografia di ACQUARAGGIA e IL CORAGGIO DI GIACOMO-su Crash, impatto convivenza). Si è occupato di videoarte insieme a Maria Rosaria Cozza con le opere Geobody e Natività, selezio­nate per alcune mostre di rilievo nazionale. Ha ideato e curato i testi e le musiche di molte delle produzioni a cui ha partecipato.

Amalia Giordano

Sono una giornalista freelance con formazione sociologica e uno sguardo attento alle trasformazioni sociali, ambientali e dei territori. Nel mio lavoro racconto storie di comunità, diritti e cambiamento.

Mi occupo di comunicazione sociale e progettazione, con attenzione ai percorsi di inclusione, educazione e sviluppo locale, anche in contesti di cooperazione internazionale. Il mio interesse è costruire narrazioni che mettano al centro le persone, con un linguaggio accessibile e umano.

Ho lavorato nella segreteria di redazione dell’Agenzia Dire e per il Fieri di Torino – Forum internazionale di ricerche sull’immigrazione, nell’ambito del progetto di ricerca “Politiche urbane, discorso pubblico e inclusione sociale degli immigrati, i tre nord a confronto”.
Da giornalista freelance ho collaborato per diverse testate, anche nel settore turistico, infatti sono tra i redattori della Guida Rossa della Regione Calabria per Touring Club. Attualmente collaboro con Il Quotidiano del Sud e mi occupo di temi legati all’attualità, alla cultura e al territorio, mantenendo uno sguardo critico ma radicato nelle realtà locali.

Credits

Scritto da Gianluca Palma in collaborazione con Giulia Zanfino

Diretto da Gianluca Palma

Riprese di Mauro Nigro, Gianluca Palma, Paolo Ghisu, Andrea Malvaldi, Mariano Monea, Antonio Cuda, Pierfrancesco Molinari, Fortunato Valente

DOP Mauro Nigro

Reparto fonici Simone Casile, Peppino Tripodi

Montaggio Gianluca Palma, Mauro Nigro, Amalia Giordano e Giulia Zanfino

Colorist Mauro Nigro

Post-produzione audio Daniele Sorrentino

Musiche Hacienda D

Una produzione Ugly Films s.r.l.s. con il sostegno di Fondazione Carical, in autofinanziamento e con il supporto dell’Associazione ANPI comitato provinciale Reggio Calabria, produttore associato

Altri sponsor: Comune di Polistena, Comune di Cinquefrondi, Città Metropolitana di Reggio Calabria, Comune di San Ferdinando, Cgil Cosenza, Cgil Area Metropolitana Reggio Calabria, SPI Cgil Calabria, PPAS Produttori Patate Associati di San Giovanni in Fiore, BCC Mediocrati, Trame Festival

In partnership con Casa del Popolo “Giuseppe Valarioti”- Associazione culturale Officina n.8, Scuola Normale Superiore di Pisa e FÁCM – Fundaciòn Asambléa de Ciudadànas y Ciudadànos del Mediterràneo.