Il Futuro non è Scritto! - 4 dicembre, ore 17 @ Città dell'Altra Economia 1

Presentazione del libro “L’erba dagli zoccoli. L’altra Resistenza: racconti di una lotta contadina” di Tullio Bugari


domenica 4 dicembre 2016, ore 18.00

Sala Renato Biagetti, Città dell’Altra Economia, Largo Dino Frisullo, Roma

Reading concerto, letture dal libro e canzoni originali, testi di Tullio Bugari e musiche di Silvano Staffolani

L’altra Resistenza: racconti di una lotta contadina

Undici quadri che narrano storie di un mondo rurale oramai perduto nel mito, ai confini delle identità.

Vicende individuate attraverso una ricerca storica, letteraria e sociale che rischiavano di perdersi.

L’ultima stagione delle secolari lotte contadine, tra gli anni Quaranta e Cinquanta del Novecento, prima del grande e definitivo esodo dalle campagne, prima delle grandi migrazioni.

Dai braccianti della valle padana e della Puglia, alle lotte mezzadrili nelle regioni del Centro, dalle occupazioni delle terre in tutto il Meridione, agli scioperi a rovescio del Friuli dell’Abruzzo, della Calabria. Decine di migliaia di contadini, uomini e donne che nel nome della nuova carta costituzionale sfidavano la repressione della polizia di Scelba cercando ostinatamente di riunificare il paese dal basso. Un’epopea dimenticata, conservata nella memoria, ora riscoperta.

(al centro: Calabricata, 28 novembre 1946, Giuditta Levato in difesa della terra assegnata alla cooperativa dei braccianti; quadro di Mike Arruzza esposto nell’aula del Consiglio regionale della Calabria; a destra: Molinella, 17 maggio 1949, morte di Maria Margotti, di Renato Guttuso)

 

Estratto dal romanzo “L’erba dagli zoccoli” (Tullio Bugari)

Ho quattro anni. Col naso appiccicato al vetro guardo oltre la finestra sul retro della casa, cerco di indovinare l’arrivo degli uomini che oggi ci portano la luce. Chissà da dove vengono? Dietro a me mia madre sta già spegnendo il lume a petrolio. È più nero della lucerna di Aladino disegnata nelle fiabe. Non so se l’ho mai vista la luce, cerco d’immaginarla. M’hanno raccontato che corre dentro i fili di ferro che gli uomini appendono sui pali di legno, e brucia le mani a toccarli. L’ultimo palo lo piantano oggi, nell’angolo del campo là sulla sinistra, oltre il recinto di canne che delimita il cortile. Immagino già il filo teso tra gli alberi fino alla nostra casa. Mia sorella ha comprato cinque lampadine, non le avevo mai viste, sembrano ovi di vetro e i fili vi arrivano dentro. Sono a incandescenza, questo lo so perché lo sto leggendo oggi, dopo oltre mezzo secolo. (…)

La luce a noi portò il motore elettrico per tirar su l’acqua dal pozzo, e innaffiare i campi senza spezzarsi la schiena tirando su un secchio alla volta, con la catena. Era bella però l’acqua trasparente del secchio, la superficie tremolante, come in movimento. Ricordo anche lo zappare nei campi, per me un gioco: che le schiene dei contadini curvi a terra reggessero da sole il peso del cielo, anche questo l’ho capito dopo. Il cielo a me sembrava leggero, e senza fine, mi ci perdevo, di giorno e di notte. (…)

Gli uomini della luce li vidi all’improvviso. Allacciarono i fili fuori della casa, poi dentro, sui soffitti, vi appesero le lampadine e tramite un interruttore a forma di leva, fissato alla parete, le accesero. Mi distolse mia madre dai fili incandescenti, possono far male agli occhi, mi disse.

Il primo oggetto elettrico in casa fu una radio, con le due manopole per il volume e la ricerca delle stazioni, tra rumori e fischi portati per il cielo da onde invisibili, mi spiegarono. Un po’ come la radio dei partigiani nascosti in soffitta, mi raccontarono. Ricordo con tenerezza quei rumori e l’armeggiare dei miei attorno ad una tecnica che conoscevano già, restava soltanto di servirsene di nuovo. Tutto ciò che allora accadeva aveva un senso ed è attorno a questo che le parole prendevano la forma dei racconti. La radio, e più tardi la televisione, fornivano lo spunto ma poi erano sempre le persone a dare la giusta consistenza, e anche, già abituate negli anni precedenti a decriptare le propagande, verificarne la verosimiglianza. (…)

A casa nostra il mondo di fuori ha sempre destato interesse. Alla radio per primi cercammo i notiziari, come la radio dei partigiani. E in televisione i telegiornali, e poi le trasmissioni d’inchiesta, i reportage ma quelli veri, dove il giornalista ascolta le storie con attenzione e aiuta a ricostruirle, non istiga a sprecare l’occasione per dire sciocchezze. Ed erano tante nel mondo le storie che c’interessavano, simili alle nostre. Soltanto oggi avverto con pienezza il senso drammatico della frattura che quelle generazioni hanno vissuto, e non tanto per quel mondo che non c’è quasi più da nessuna parte, perché anche loro volevano cambiarlo per averne uno migliore. E se gli avessero dato retta, l’avremmo avuto davvero uno migliore. Direi piuttosto che la frattura riguarda il patrimonio di esperienze che hanno affrontato per ottenerlo, l’impegno che ci hanno messo, la vita senza arzigogoli di linguaggio ma direttamente. Un patrimonio enorme, che non si vede. Questa sensazione di fondo che avverto, la bellezza di quelle esperienze e la fragilità del loro senso, permea di una luce forte tutte le immagini che ho maturato in quel tempo e poi ho ricordato negli anni, come una manutenzione dello spirito, ogni volta che con i miei si tornava a parlarne. (…)

Le lotte secolari dei contadini, ho avuto la fortuna d’afferrarne l’eco, non vorrei perderlo. Così ho cercato d’incamminarmi di nuovo, ricercando documenti come quando ascoltavo i notiziari e recuperando le parole per ricostruirle nella forma del racconto. Vi ho inserito dentro i fatti, le date, i nomi veri dei protagonisti, citato articoli di giornale, brani di comizi e perfino i libri di altri. Quando ho potuto ho attinto dalla poesia, visitato i luoghi e parlato con le persone, seguito spettacoli teatrali e guardato film. Poi ho montato il tutto usando la fantasia, come dice il primo personaggio che presento: “Vi racconto la verità con la fantasia.” La realtà a volte tocca un po’ inventarla per rappresentarla in modo più vero. Ne è venuto fuori un racconto a più voci, o forse più racconti a una sola voce. (…)

Per gentile concessione dell’autore, estratto da “L’erba dagli zoccoli”, Vydia editore, 2016. (url originale: http://www.lamacchinasognante.com/estratto-dal-romanzo-lerba-dagli-zoccoli-tullio-bugari/)

Tullio Bugari

Bio

Blog: tulliobugari.wordpress.com

Silvano Staffolani

Bio

Blog:  cartolinedautore.blogspot.it

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